Morto Evaristo Beccalossi. La bandiera dell'Inter aveva 69 anni

Scritto il 06/05/2026
da Antonio Prisco

Il club nerazzurro piange la scomparsa dello storico numero dieci. Vinse uno scudetto e una Coppa Italia, sotto la guida di Bersellini, diventando idolo dei tifosi. A gennaio 2025 il malore che lo aveva portato al coma

È morto all'età di 69 anni Evaristo Beccalossi, icona dell'Inter anni 80. Lo storico numero dieci nerazzurro avrebbe compiuto 70 anni tra pochi giorni, il 12 maggio. Tra i calciatori più amati dai tifosi interisti per talento e imprevedibilità aveva vissuto l'era di Eugenio Bersellini, dal 1978 al 1984 (chiusa con Rino Marchesi prima e Gigi Radice poi in panchina). In totale 216 presenze tra campionato e coppe, realizzando 37 reti, tra cui una doppietta nel derby vinto per 2-0 il 28 ottobre 1979. Campione d'Italia '79-80, raggiunse anche le semifinali di Coppa dei Campioni '80-81 e vinse anche la Coppa Italia '81-'82. Con l'arrivo di Hansi Muller venne sacrificato, ceduto alla Sampdoria, prima di chiudere la carriera tra Monza, Barletta e Pordenone. Appesi gli scarpini al chiodo, tra le altre cose, è stato anche opinionista tv. Da un anno le sue condizioni di salute erano critiche dopo un malore accusato a gennaio 2025 e un lungo periodo di coma. Il decesso è avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì in clinica Poliambulanza a Brescia, dove Beccalossi era ricoverato.

C’era un tempo in cui a San Siro si andava a vedere Beccalossi, più che per tifare Inter. Tra i calciatori che hanno indossato la maglia numero dieci dell’Inter è stato di sicuro il più amato, il più coccolato. Era la fantasia al potere, uno di quelle capaci di scomodare la letteratura. Un visionario dell’assist, tutti per l’amico Spillo Altobelli, la coppia d’oro, i due trascinatori dell’Inter di Bersellini. L’ultima tutta italiana, che vinse uno straordinario scudetto, rimanendo in testa dalla prima all’ultima giornata. Di quella squadra Beccalossi fu la luce, l’eccezione alla regola e alla disciplina. L'unica e sola che un sergente di ferro come Bersellini poteva consentire. Ignorato dalla Nazionale. Ignorato dalla Nazionale, non fu inserito da Bearzot nella rosa che ci regalò i Mondiali ‘82. In verità per lui non fu un cruccio.

Sarebbero tantissimi i ricordi e gli aneddoti da ricordare. Dalle prodezze indimenticabili: dalla doppietta nel derby contro il Milan, la partita che lo incoronò, alla magia che fece alzare in piedi tutto il San Paolo di Napoli per applaudirlo. Ma anche i due rigori sbagliati in otto minuti contro lo Slovan Bratislava, che valse la pièce teatrale, intitolata “Lode a Evaristo Beccalossi”, che il comico Paolo Rossi portò in scena nel 1992. Simbolo di un altro calcio. Trequartista puro, con licenza di inventare e di non rincorrere l’avversario. Mancherà ai tifosi interisti e a tutti quelli che l’hanno visto giocare. La sua traccia però resta indelebile, tra una finta e un dribbling, come solo lui sapeva regalare.

"Ci sembra impossibile, Evaristo era uno di noi". Esordisce così il lungo comunicato che l'Inter ha dedicato al suo numero 10, scomparso a pochi giorni dalla conquista dello scudetto numero 21. Dopo aver ricordato il soprannome 'Driblossi' uscito dalla penna di Gianni Brera, il club nerazzurro ricorda il Becca con le parole dell'avvocato Peppino Prisco: "Lui non giocava con il pallone, era il pallone che giocava con lui. Lui non lo calciava, l’accarezzava riempiendolo di coccole". E poi il ricordo di quegli anni - con Bersellini in panchina - in cui il numero 10 trascinava la sua Inter alla vittoria del 12° scudetto e della coppa Italia "con i riccioli che ciondolavano sulle spalle". E infine la parola proprio al Becca, che in una recente intervista aveva detto: "La cosa più bella a mio avviso era che il popolo interista si identificava in noi".

“La notizia della scomparsa di Evaristo Beccalossi mi colpisce profondamente. Se ne va un simbolo del calcio italiano, un uomo che con il suo talento straordinario ha fatto innamorare generazioni di tifosi e ha portato in alto il nome di Brescia e della Lombardia”. Lo scrive l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Lara Magoni ricordando Beccalossi. “Era fantasia pura, imprevedibilità, passione - sottolinea Magoni -. Un campione autentico, capace di accendere lo stadio con una giocata e di entrare nel cuore della gente con la sua umanità. Da lombarda provo un dolore ancora più forte per la perdita di una figura che ha rappresentato con orgoglio la nostra terra. Alla sua famiglia, agli amici e a tutti coloro che gli hanno voluto bene rivolgo il mio pensiero più sincero e le più sentite condoglianze”.