Eco-follia Ue, Italia dietro la lavagna per le case green

Scritto il 12/03/2026
da Camilla Conti

Roma e altri 18 Paesi in procedura d'infrazione per non aver consegnato il piano

La Commissione europea ha avviato una procedura d'infrazione contro l'Italia e altri 18 Stati membri dell'Unione europea per il mancato invio, entro lo scorso 31 dicembre, del piano nazionale di ristrutturazione degli edifici previsto dalla direttiva sulle cosiddette "case green".

La mossa di Bruxelles rischia di trasformarsi nell'ennesimo paradosso burocratico: sanzioni e richiami su una direttiva che, nella pratica, esiste ancora soltanto sulla carta. A finire nel mirino sono infatti 19 Paesi su 27, inclusi pesi massimi come Francia, Germania e Italia. Un dato che, più che raccontare l'inerzia di singoli governi, solleva una domanda più ampia: se oltre due terzi degli Stati membri non riescono a rispettare le scadenze fissate, il problema è davvero dei governi o di una norma irrealistica concepita con obiettivi e tempistiche difficilmente applicabili? La sensazione è che Bruxelles continui a produrre direttive ambiziose senza misurarsi fino in fondo con la complessità dei sistemi edilizi nazionali, con le differenze tra i patrimoni immobiliari dei vari Paesi e con l'impatto economico sulle famiglie. Resta il fatto che le capitali avranno ora due mesi di tempo per fornire una risposta e scoraggiare l'esecutivo comunitario a portare avanti l'iter con l'invio di un parere motivato.

Secondo le indicazioni europee, i documenti devono includere una panoramica dettagliata del patrimonio edilizio nazionale per tipologia di edifici, una roadmap con obiettivi intermedi fissati per il 2030, il 2040 e il 2050, oltre a una descrizione delle politiche e delle misure previste per raggiungere tali obiettivi. Nei piani, la cui versione definitiva va inviata entro dicembre 2026, dovranno inoltre essere indicati gli investimenti necessari e le fonti di finanziamento per sostenere la transizione energetica del settore edilizio.

L'apertura della procedura d'infrazione ha immediatamente acceso il dibattito politico. "Secondo la vicepresidente del Parlamento europeo ed eurodeputata di Fdi, Antonella Sberna (anche coordinatrice per il gruppo Ecr in commissione Casa all'Eurocamera), la normativa europea non terrebbe conto delle specificità nazionali. "Ogni Stato ha le sue peculiarità. Penso ai borghi italiani, per cui è impossibile prevedere le stesse regole e obiettivi per tutta l'Europa. Può essere questa l'occasione per una seria riflessione da parte della Commissione Ue per rivedere la direttiva", ha aggiunto. Ancora più dura la posizione della Lega. In una nota congiunta, il capodelegazione del partito al Parlamento europeo Paolo Borchia e l'eurodeputata Isabella Tovaglieri, parlano di "follia ideologica". E accusano Ursula von der Leyen di tirare per la giacca i proprietari di case, chiamati a sborsare dai 60 ai 100mila euro per mettersi a norma. Di segno chiaramente opposto la lettura dell'opposizione italiana. Marco Simiani del Pd parla di "ennesima bocciatura dell'operato del governo". Stessa musica dal M5S.

Intanto, sempre sui temi ambientali, la Commissione ha deciso di portare avanti un'altra procedura d'infrazione contro l'Italia relativa al recepimento della direttiva sulla plastica monouso. Bruxelles contesta l'introduzione di una soglia minima per definire cosa sia plastica, l'esenzione di alcuni prodotti in plastica biodegradabile da parte delle regole della direttiva e una limitazione della responsabilità dei produttori nel coprire i costi di raccolta dei rifiuti. Inoltre, l'Italia avrebbe violato le norme procedurali del mercato unico approvando la legge prima della scadenza del periodo di moratoria previsto dalle regole europee. Il governo italiano ha due mesi di tempo per rispondere e correggere le criticità.