Dopo le minacce, gli atti vandalici e le bufale, il fronte del No alla riforma della giustizia continua la sua opera di propaganda anche nelle scuole. Già ieri avevamo segnalato il caso della scuola di Firenze, che ha sollevato non poche polemiche, ma non è l'unico. Sul suo profilo Instagram, infatti, Nicola Porro ha condiviso un avviso della Flc Cgil del Lazio - il sindacato dei lavoratori del settore scolastico - rivolto a tutto il personale docenti e Ata "di ogni ordine e grado", chiamati a riunirsi il 17 marzo in un'assemblea online di ben tre ore per "le regioni del no". In orario di servizio e lezione, ovviamente.
Non vogliamo certo puntare il dito contro il diritto a riunirsi e di coloro che sono contrari alla riforma voluta dall'esecutivo ma, come sottolineato dallo stesso Porro, "magari non durante le lezioni che dovreste tenere ai nostri figli". Questo è l'ennesimo segnale di una deriva già vista negli ultimi anni negli Stati Uniti, ovvero un'accentuata - e preoccupante - politicizzazione dell'ambiente scolastico che, per sua natura, dovrebbe essere un luogo d'incontro e di confronto plurale, ma che la sinistra sta tentando in tutti i modi di monopolizzare. E questa assemblea, per certi versi, non è neanche il fatto più grave.
Secondo quanto appreso dall'Adnkronos, infatti, l'ufficio scolastico regionale della Sicilia ha inviato gli ispettori in una scuola di Acireale, dopo le segnalazioni al ministero dell'Istruzione da parte di diversi studenti per un presunto caso di propaganda in classe a favore del No. Stando a diverse testimonianze, un docente avrebbe consegnato dei volantini agli studenti, invitandoli a distribuirli anche fuori dall'istituto. Una condotta inaccettabile e che va direttamente contro le disposizioni del ministro Giuseppe Valditara, che più volte ha sottolineato l'importanza di rispettare la par condicio a scuola e che essa non può diventare un luogo di indottrinamento.
Ricordiamo, a questo proposito, anche la segnalazione dei ragazzi di un istituto di Ivrea, che si sono detti "indignati" per "la narrazione a senso unico a favore del ‘no'" durante un evento organizzato nella loro scuola, durante il quale "non sono state ammesse obiezioni e pareri contrari, così come non si è instaurato alcun tipo di dialogo con il relatore e gli organizzatori". I giovani si sono scagliati contro "due ore di propaganda politica e non di approfondimento giuridico, come invece avremmo potuto immaginare. La scuola non può essere utilizzata come luogo di imposizione di qualsiasi tipo di idea. Per questo motivo denunciamo pubblicamente l’accaduto, richiamandoci alla libertà di opinione e al pluralismo politico, che devono essere fortemente garantiti, specialmente nel corso di una campagna referendaria".
Insomma, a dieci giorni dal voto, il fronte del no continua a tentare di infiltrarsi ovunque, rifuggendo il sano dibattito e rifiutandosi di entrare nel merito delle tematiche referendaria, persino nei luoghi dove i ragazzi dovrebbero sviluppare la loro capacità di ragionamento critico e formare un proprio pensiero. Ma l'importante, come sempre, è solo andare contro il governo brutto, cattivo e fascista di Giorgia Meloni.
La nota del ministero dell'Istruzione e del Merito
“Premesso che, da quanto sta emergendo, nel caso di Napoli nessun addebito può essere rivolto alle scuole, allo stato attuale le uniche segnalazioni pervenute al Ministero dell’Istruzione e del Merito riguardanti dibattiti che sarebbero avvenuti all’interno di istituti scolastici statali in assenza di contraddittorio fanno riferimento a sostenitori del “No” al referendum. Gli Usr sono impegnati ad una attenta verifica delle segnalazioni". Così in una nota il Ministero dell’Istruzione e del Merito.

