La magistrata del Sì che manda in tilt in No

Scritto il 12/03/2026
da Rita Cavallaro

La sinistra giudiziaria fugge dai salotti per l'avvento del sostituto procuratore

La pm per il sì che manda in tilt le toghe rosse anti riforma. È diventato un caso quello che vede protagonista Annalisa Imparato (foto), il sostituto procuratore di Santa Maria Capua Venere scesa in campo per sostenere la riforma della giustizia del governo Meloni. E che ormai crea scompiglio tra i big del Fronte del no, al punto da scatenare un fuggi fuggi generale. La prima a sottrarsi al confronto con la Imparato è stata Silvia Albano, il capo di Magistratura Democratica, che ieri avrebbe dovuto partecipare al dibattito tv sul referendum a Cinque Minuti e a Porta a Porta, di Bruno Vespa su Rai1, ma che poche ore prima della messa in onda ha inspiegabilmente annullato la partecipazione e declinato l'invito per qualsiasi altro esponente della sua corrente di sinistra. A fronteggiare le ragioni del No era stato inviato come "emissario" Giovanni Salvi, l'ex procuratore generale della Cassazione, in pensione, che vent'anni fa fu membro togato del Csm per Md. All'ultimo minuto, però, pure lui ha disertato il salotto di Vespa. E quando la pm Imparato si è presentata negli studi televisivi di Roma si è trovata davanti Andrea Apollonio, sostituto procuratore di Patti. Non uno dei volti noti della campagna referendaria per il No, ma una seconda fila in grado di limitare le argomentazioni più spinose della collega. E non per questioni giuridiche, ma per il fattore temporale, visto che Apollonio è entrato in magistratura nel 2019, mentre Luca Palamara scoperchiava il sistema delle correnti e delle nomine. Insomma, l'ospite per il No non avrebbe potuto crollare sotto i colpi della pm di Santa Maria Capua Vetere, che ormai da tempo, nel contraddittorio, chiede spiegazioni sulle responsabilità delle correnti nella gestione delle carriere, emersa con la vicenda Palamara, e sull'amnistia generalizzata per le toghe lambite dallo scandalo. E se Apollonio, di fronte alla pasionaria, ha potuto ridurre a "un errore di merito" il collegamento tra il caso Palamara e una riforma costituzionale, come se il sorteggio del Csm previsto dalla riforma non servisse a demolire lo strapotere di nomina delle correnti, per Salvi sarebbe stato più arduo dribblare le palle incatenate lanciate dalla pm, visto che proprio lui, finito nelle chat con l'ex capo dell'Anm, ha contribuito, con una serie di circolari, a trasformare quello scandalo in una sorta di amnistia generalizzata per le toghe, spingendo la politica a intervenire. Senza contare l'autogol che Giuseppe Cascini, il procuratore aggiunto di Roma, ha fatto pochi giorni fa, a causa dell'offensiva della Imparato. "Non tutto ciò che è sbagliato costituisce reato", aveva risposto alla pm che lo incalzava sul perché non fossero stati denunciati i comportamenti dei togati coinvolti nel caso Palamara. In un dibattito sempre più teso, durante il quale Cascini, "mi diceva sottovoce, in modo che nessuno sentisse: "dimettiti"", ha raccontato Imparato sul procuratore che fa la morale agli altri. Di lui, nelle chat con Palamara, il collega Paolo Auriemma scriveva: "Sto Cascini vuole tutto. Il Csm, il fratello la moglie al consiglio giudiziario, una fetta di culo. Può aspettare 48 ore? Provaci".