Clima incandescente al Senato tra Matteo Renzi e Adolfo Urso. Botta e risposta al vetriolo tra il leader di Italia Viva e il ministro delle Imprese, che si sono accusati a vicenda di rapporti con il regime iraniano. Durante il question time a Palazzo Madama, l’ex premier ha rivolto un’interrogazione sull’aumento dei prezzi di energia e carburanti a seguito della guerra e durante il suo intervento ha affermato che Urso aveva “una società che faceva affari in Iran” e “faceva l’amico degli iraniani”.
"Si occupava del Governo iraniano, non del Governo italiano", ha rincarato la dose Renzi, che evidentemente ha dimenticato il suo operato. Tant’è che Urso ha invitato i presenti in Aula a cercare su Internet le parole “Renzi” e “Rohani”, in riferimento all’ex presidente dell’Iran. “Scoprirete che colui che parlava prima è lo stesso che si inginocchiò a Rohani”. L’intervento del ministro è stato interrotto dalla vicepresidente del Senato Licia Ronzulli, che lo ha invitato ad attenersi all'interrogazione per poi staccargli il microfono tra le proteste dell'opposizione.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Tranchant il giudizio del deputato di Fratelli d’Italia Silvio Giovine: “Sino a quando non fu assoldato dall'Arabia Saudita, Matteo Renzi era il più fedele esecutore di Teheran. Ricevette per primo in Europa il leader iraniano Rohani, nel gennaio del 2016 inginocchiandosi al punto da far coprire le nudità delle statue esposte in Campidoglio, una vergogna per il nostro Paese. Guidò poi un grande delegazione di imprese in Iran sperando di ottenere qualche contratto anche lui, sino a quando poi ottenne più lauti compensi da Arabia Saudita, antagonista regionale dell’Iran. Come sempre per lui quel che conta é chi paga”.
L’operato di Renzi, dicevamo. Sì, perché l’ex premier che ha accusato Urso di essere “amico dell’Iran” è lo stesso che nel 2016, in occasione di un incontro istituzionale, ospitò Rohani in una versione a dir poco rivisitata dei Musei Capitolini. Le statue, infatti, vennero coperte con dei pannelli bianchi su tutti i lati per rispettare la sensibilità e la cultura di Teheran. O, come ironizzò il Guardian, per “non fare arrossire” Rohani. Così vennero nascosti capolavori come la Venere Esquilina e il Dioniso degli Horti Lamiani. In altri termini, per non urtare il leader di Teheran fu deciso di mettere imbarazzo la cultura millenaria del nostro Paese.

