L'appello della Meloni: "Riforma giustizia coraggiosa, andare oltre allarmismi e menzogne, non voltatevi dall'altra parte"

Scritto il 12/03/2026
da Francesca Galici

L'intervento della premier all'evento di Fdi al teatro Parenti di Milano per il Sì al referendum: "Con questa riforma togliamo alle correnti un potere enorme, chi non vuole il controllo della politica sulla magistratura voti sì, non restate a casa, tanti di sinistra a sostegno del Sì"

L’intervento di Giorgia Meloni all’evento per il “Sì” al referendum che si è tenuto a Milano si è aperto con un passaggio sulla situazione internazionale. “Sono giornate di grande attenzione e lavoro. Siamo concentrati sulla crisi internazionale, sulle risposte che dobbiamo dare alle possibili ripercussioni” della guerra, ha esordito il presidente del Consiglio. Ma "dall'altra noi non vogliamo rinunciare" a dare "la giusta attenzione al traguardo epocale di riuscire finalmente a riformare in Italia anche la giustizia". Il premier ha poi sottolineato che c’è “una volontà di mantenere lo status quo” sulla giustizia e rivolgendosi ai presenti ha aggiunto: “Non abbiate mai paura della libertà del proprio pensiero e di optare per le proprie scelte, di preferire il popolo alle caste e quello che e' necessario per permettere all'Italia di correre e tornare a stupire”.

Ma tutta questa riforma, ha proseguito il premier, “è una questione di coraggio”. Il coraggio di riformare “quello che sembrava irriformabile, intoccabile, indiscutibile. Il coraggio di maturare le proprie convinzioni andando nel merito delle cose, interrogandosi con la propria testa oltre allarmismi, mistificazioni e perfino menzogne che abbiamo ascoltato in questi mesi. E soprattutto il coraggio di voler cambiare per migliorare le cose”. Perché in Italia, fa notare Meloni, “tutte le volte che si vuole modernizzare o riformare qualcosa puntualmente si grida alla deriva illiberale, all'attentato all'ordine costituzionale, alla fine dello Stato di diritto. Ma in questo catastrofismo si nasconde solo una spasmodica volontà di mantenere lo status quo per difendere le incrostazioni, per difendere i privilegi che in quello status quo si annidano e proliferano, a vantaggio di alcuni sulla pelle di tutti gli altri”.

E nel “catastrofismo” di chi sostiene in maniera radicale le ragioni del “no”, di chi contrasta la riforma della Giustizia, “si nasconde solo una spasmodica volontà di mantenere lo status quo per difendere le incrostazioni, per difendere i privilegi che in quello status quo si annidano e proliferano a vantaggio di alcuni sulla pelle di tutti gli altri”. Ed è una tendenza tutta italiana, questa, perché in questo Paese “quando si vuole modificare qualcosa, si grida alla deriva illiberale, alla fine dello stato di diritto”. La riforma è parte del programma elettorale di questo governo ed è una promessa che il centrodestra ha fatto ai suoi elettori per chiedere i voti che, poi, hanno portato alla formazione di questo governo. E Meloni, a fronte di questo, ha sottolineato di non aver scelto di prendere la guida di questo governo “per vanità ma per responsabilità, non considero un traguardo governare l'Italia lo considero uno strumento non mi interessa governare per sopravvivere, galleggiare, piegarmi ai troppi interessi consolidati fingere di non vedere le troppe degenerazioni da superare, non è per me”.

Questa non è la prima volta che un governo cerca di riformare la Giustizia e in passato, però, tutti i tentativi sono naufragati, in molti casi a causa "dell'interdizione esercitata dall'Anm o da gruppi di magistrati che avevano grande notorietà mediatica". Ma dopo decenni di rinvii e tentativi mancati, “abbiamo approvato una riforma storica che affronta i principali problemi alla base del malfunzionamento della giustizia. Il compito del potere legislativo è fare leggi per correggere le storture”. Ma questo non vuol dire liberarsi della magistratura, ha sottolineato Meloni replicando indirettamente a uno dei temi che sostengono con maggiore forza le ragioni del “no”, ma “occorre sistemare quello che non funziona per i magistrati, ma soprattutto per gli italiani ai quali abbiamo promesso un'Italia migliore”. La giustizia, ha aggiunto il premier, “è rimasta sempre uguale a sé stessa, bloccata da una reazione sproporzionata e illogica, di chi preferisce lo status quo” e "gli interessi di pochi agli interessi" di molti. Con questa riforma, ha ricordato Meloni, l’obiettivo è quello di “avvicinare l'Italia al resto dell'Europa” ma c’è “un eccessivo condizionamento politico, si tende a privilegiare logiche che non sono meritocratiche ma che diventano appartenenza. No al controllo della politica sulla magistratura”. E l’Italia non diventerebbe un unicum nel panorama europeo, perché “la separazione delle carriere è già in vigore in 21 dei 27 paesi della Ue”. Quindi, si domanda Meloni: “Sono tutti in una deriva illiberale o siamo noi che siamo indietro?”.

Ma se la Giustizia “è lenta e si inceppa, le conseguenze le pagano tutti, le scelte dei magistrati impattano su tanti aspetti della nostra vita”. Quello dei magistrati "è un potere enorme ed è l'unico a cui non corrisponde una adeguata responsabilità, perché se un magistrato sbaglia, non subisce alcuna conseguenza, anzi spesso avanza di carriera". Ed è qui una delle principali storture attuali del sistema Giustizia. Una Giustizia in cui il prestigio della magistratura è stato "umiliato e compromesso dalle logiche corporative" secondo la premier Giorgia Meloni, e "il fatto che la riforma sia sostenuta da moltissimi magistrati in servizio conferma che non è contro i magistrati, ma per tutti i magistrati". E sono numerosi quelli che la sostengono, una “maggioranza silenziosa” probabilmente, “certamente da più di quelli che lo dichiarano pubblicamente, perché serve a far recuperare alla magistratura quel prestigio che in questi decenni è stato compromesso e umiliato dalle logiche di corrente e corporative”.

Il presidente del Consiglio ha anche fatto un elenco di presidenti del Csm che sono stati fortemente legati alla politica: “Io penso che debba passare qualche anno per chi è stato in politica per entrare a far parte dei laici del Csm”. E con una domanda proforma, il premier ha riflettuto sul fatto che non si dice la verità “perché sarebbe un po' difficile da parte di molti sostenitori del no sostenere la verità, e cioè che loro vogliono controllare la magistratura. Per questo difendono lo status quo con le unghie e con i denti. Perché sanno che noi stiamo facendo una riforma che impedisce alla politica, di qualsiasi estrazione, di controllare la magistratura”. Con l’attuale sistema “l'appartenenza alla corrente vale molto più del merito, mentre nel sistema che stiamo costruendo conta solo il merito. Questo toglie alle correnti l'enorme potere che hanno sui magistrati stessi”. Questa riforma, invece, ha detto Meloni è “fatta per il bene di tanti magistrati capaci che nella loro carriera sono stati mortificati perché non si piegavano alla logica delle correnti”.

E a chi cerca di usare il referendum in chiave politica, auspicando la dimissione del premier in caso di sconfitta, Meloni ha ribadito ciò che viene detto fin dall’inizio: “Non c'e' alcuna possibilità che io mi dimetta in nessun caso. Voglio arrivare alla fine della legislatura e farmi giudicare sul complesso del mio lavoro. Anche se il governo non vi piace consiglio di votare sì”. Per questo motivo, si è rivolta a chi è convinto di votare no per mandare a casa questo governo: “Se votate no vi tenete questo governo e pure una giustizia che non funziona. Non mi pare un affarone”. Quindi, la chiusura dell’intervento di Meloni è stata dedicata per un accorato invito al voto: “È un'occasione storica, non dovete voltarvi dall'altra parte, non restate a casa, vi riguarda tutti. Noi ce la stiamo mettendo tutta, ma non ce la possiamo fare da soli, ci dovete aiutare: bastano cinque minuti per andare a votare. C’è il futuro dei nostri figli, non accetteremo che tutto rimanga sempre uguale, questo è il momento di scegliere, non di restare a guardare. Quando gli italiani decidono di scrivere il proprio futuro non c'e' niente che li possa fermare”.