Politici e curiosi escono dal teatro Parenti di Milano. Hanno tutti le idee chiare, ma sono qui per ascoltare le ragioni del Sì e pure le storie (tante, troppe) di malagiustizia che vengono presentate sul palco. Entrare nelle sale è praticamente impossibile. Lo staff si affretta a recuperare le sedie da aggiungere, soprattutto in vista dell’arrivo di Giorgia Meloni, che chiuderà l’evento.
Sul palco si alternano politici, magistrati, vittime della malagiustizia. Ognuno racconta il suo spicchio di verità. La giustizia a volte può essere davvero poco giusta e, soprattutto, può far male. Il tema è quindi uno: la riforma e il referendum del 22 e il 23 marzo. Eppure fuori c’è chi non ha bene in mente la questione e manifesta. Ovviamente contro il governo. Ovviamente contro Giorgia Meloni. Le bandiere di Potere al popolo provano ad avvicinarsi al teatro, ma vengono fermate dalla cintura di polizia e carabinieri che hanno blindato la struttura. Vogliono mandare a casa il governo con il referendum (cosa che la Meloni ha già escluso), provano a dare fastidio. Ma non ci riescono.
Tra il pubblico c’è chi chiede giustizia, che si sente tradito da una giustizia poco giusta: “Bisogna farlo per rendere più moderno il Paese”, racconta un’anziana signora impellicciata. “Solamente le dittature non hanno la separazione delle carriere”. Un’altra, che le dà manforte, dice: “Per me è un voto per Giorgia, va sostenuta”. E, infine, un giovane aggiunge: “Anche se i giornali dicono il contrario, anche noi che ci stiamo avvicinando alla politica la pensiamo così. E non lo dico perché sono di destra. Anche tanti ragazzi della mia età che militano in partiti opposti al mio la pensano così, solo che hanno paura di dirlo”.
Il momento più commovente è quando parla Domenico Pagliari. Una vittima vera della malagiustizia. Parla ma le parole si fermano in gola quando pensa a suo padre, ucciso da un camorrista per futili motivi durante una partita di carte. Quel killer doveva trovarsi in carcere, ma grazie a un magistrato si trovava fuori. Ripensa a suo padre, Domenico. E piange. Ripensa a suo figlio, nato due ore dopo la morte del nonno, e si commuove ancora. Prende coraggio quando fa il nome del magistrato (“il mio avvocato non vorrebbe”, dice) e urla il suo dolore.
La sala si commuove a sua volta. Perché la malagiustizia non è una questione lontana. Può toccare tutti, in modo diretto o indiretto. Ed è forse questo il punto che ha spinto anche tanti semplici cittadini a venire qui. A sentire le ragioni del Sì e a comprendere di più qualcosa che prima o poi rischia di toccare anche loro.

