L'attacco di Salvatore Borsellino: "I mafiosi voteranno sì"

Scritto il 12/03/2026
da Massimo Balsamo

Il fratello del giudice ucciso da Cosa Nostra sta con Gratteri e difende le toghe: "La riforma? Attentato contro la Costituzione"

La campagna elettorale per il voto del 22 e 23 marzo è incandescente, basti pensare al peso di determinati attacchi. Tra le affermazioni più discusse quella di Nicola Gratteri: come ormai noto, per il procuratore capo di Napoli voteranno sì al referendum sulla giustizia "gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente". Un giudizio altrettanto netto è quello di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, che ai microfoni di Radio Cusano ha affermato che anche i “mafiosi voteranno sicuramente a favore della riforma” firmata Nordio.

Ospite del programma “Battitori Liberi”, Salvatore Borsellino ha richiamato la posizione che, a suo dire, aveva il fratello rispetto a questa ipotesi di riforma: "Il timore di mio fratello Paolo era che venisse alterata l'indipendenza della magistratura: pensava che una separazione delle carriere avrebbe potuto portare i magistrati sotto l'influenza del potere politico e questo per lui era un pericolo da scongiurare. È giusto dire che i mafiosi votano per una delle due parti, perché sicuramente sono ben contenti di qualcosa che diminuisca il potere della magistratura, e ha fatto benissimo Gratteri a dire quello che ha detto. Mafiosi e massoni voteranno sicuramente a favore della riforma".

Nel suo intervento ha inoltre criticato il richiamo ai magistrati uccisi dalla mafia nel confronto politico attuale, citando anche Giovanni Falcone. "Chiamare in causa Falcone e Borsellino, due magistrati uccisi affinché non parlassero, è un'oscenità”, la sua posizione, “Definire oggi quei magistrati come un plotone di esecuzione come ha fatto il capo di gabinetto del ministro della Giustizia fa rivoltare le viscere. Falcone si riferiva alla separazione delle funzioni e non delle carriere. Sono i magistrati che sono finiti sotto il plotone di esecuzione. Questa riforma è un golpe, un attentato alla nostra Costituzione, non un referendum, per questo mi sono schierato apertamente per il No".

Salvatore Borsellino ha poi espresso una valutazione critica sul funzionamento del Parlamento e sull’uso frequente di decreti legge e voti di fiducia. "Il Parlamento italiano ormai è privato delle sue funzioni, ha perso potere, dovrebbe rappresentare il potere legislativo, ma si va avanti a decreti legge e voti di fiducia. Le carriere sono già ampiamente separate dalla riforma Cartabia", la sua analisi. Secondo il fratello del magistrato, la riforma inciderebbe soprattutto sull’assetto del Consiglio Superiore della Magistratura: "Con la riforma non si separano le carriere, ma si smembra il CSM. Questa cosiddetta alta corte disciplinare è un vero e proprio tribunale speciale che è espressamente proibito dalla Costituzione".

Nella parte finale dell’intervento è tornato a parlare della strage del 1992 in cui morì il fratello, collegandola alla sua interpretazione dei rapporti tra mafia e apparati dello Stato. "I mafiosi voteranno sì, loro hanno ucciso i magistrati e non lo hanno fatto per i loro interessi, ma come mano armata dei pezzi deviati dello Stato”, il suo j’accuse: “Nella mia lettera scritta nel 2007 intitolata ‘19 luglio 1992, Una strage di Stato’, scrissi di Stato perché mi ero reso conto che non era stata una strage di mafia, ma soprattutto una strage di Stato. Erano mani di un carabiniere appartenente al Ros quelle che hanno sottratto dalla macchina di Paolo ancora in fiamme quella borsa, l'hanno portata via e ancora a 34 anni di distanza non si sa dove sia finita l'agenda. Ma io so bene che è finita nelle mani dei servizi".