“L’Iran è retto da un ayatollah fantasma”. L'ipotesi dei media britannici

Scritto il 12/03/2026
da Valerio Chiapparino

Il messaggio di Khamenei semina nuovi dubbi sulle reali condizioni della Guida Suprema iraniana che, secondo il The Sun, potrebbe essere in terapia intensiva

L’attesa per il primo messaggio alla nazione di Mojtaba Khamenei dopo la sua elezione a Guida Suprema era altissima. L’intero Medio Oriente era, e resta, congelato dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz e il futuro del conflitto nella regione sembra appeso alla decisione di tre uomini: il presidente americano Donald Trump, il premier israeliano Benjamin Netanyahu e, appunto il nuovo ayatollah. Che però continua a non mostrarsi in pubblico. Il discorso del leader religioso iraniano è stato infatti letto da una speaker della televisione di Stato mentre sullo sfondo veniva proiettata la sua immagine.

Hormuz deve restare chiuso, ha proclamato Khamenei aggiungendo che la Repubblica Islamica non si ritirerà. ”I nostri nemici pagheranno il prezzo, perché ci sarà una vendetta”, ha avvertito la Guida Suprema. Parole riprese poco dopo dai pasdaran che hanno confermato come gli ordini dell’ayatollah verranno eseguiti.

Al di là del messaggio di sfida lanciato dall’ayatollah, resta centrale, e aumenta di livello, il dubbio sulle reali condizioni di salute di Khamenei. Nelle scorse ore sono circolate voci, confermate peraltro a livello ufficiale, sulle ferite agli arti inferiori che il successore di Ali avrebbe riportato in seguito ai bombardamenti israeliani (non è chiaro se si tratta degli stessi in cui ha perso la vita suo padre il 28 febbraio).

La situazione potrebbe essere ancora più grave. Una fonte a Teheran del quotidiano The Sun avrebbe dichiarato che il leader della Repubblica Islamica si troverebbe in terapia intensiva presso l’ospedale universitario Sina, nel quartiere storico della capitale iraniana. Una sezione dell’edificio sarebbe stata isolata e circondata da imponenti misure di sicurezza. L’insider del giornale britannico, che ha tra i suoi contatti alcuni membri del team traumatologico dell’ospedale, sarebbe riuscito a trasmettere informazioni all’esterno eludendo il quasi totale blocco di internet.

Stando a quanto riportato dal quotidiano britannico, le condizioni di Mojtaba, affidato alle cure del ministro della Salute Mohammad Reza Zafarghandi (nonché tra i migliori chirurghi traumatologici del Paese), sarebbero “molto gravi”. “Gli hanno amputato una o due gambe. Anche il fegato e lo stomaco sono perforati. A quanto pare è anche in coma”, queste le indiscrezioni rilasciate dalla fonte del The Sun.

Lo stesso giornale, il quale rivela come il presidente Masoud Pezeshkian avrebbe visitato in segreto Mojtaba assieme al dottor Zafarghandi, precisa che le rivelazioni in questione sono, allo stato attuale, impossibili da verificare ma la stessa televisione di Stato iraniana ha definito la Guida Suprema un “veterano di guerra ferito”. Altre fonti ancora, citate sempre dal The Sun, riferiscono che il leader di Teheran sarebbe all’oscuro della guerra in corso, della morte di alcuni membri della sua famiglia e persino della sua elezione a Guida Suprema.

La trasmissione del messaggio di Mojtaba amplifica dunque i rumors sulle sue reali condizioni di salute alimentando la teoria che la Repubblica Islamica sia governata da un “ayatollah fantasma”. Una suggestione non del tutto priva di fondamento se si considera che Ali Khamenei in persona avrebbe organizzato la risposta del regime in caso di un nuovo attacco di Washington e Tel Aviv, mettendo in conto anche la sua stessa eliminazione da parte dei due Paesi alleati e gettando le basi affinché il regime potesse agire, nel peggiore degli scenari, in modalità pilota automatico.

Tale piano sembra intrecciarsi con la strategia della difesa a mosaico adottata dalle forze militari di Teheran che prevede un decentramento delle autorità di comando al fine di garantire la sopravvivenza del regime anche a seguito della decapitazione dei vertici decisionali.

Tornando alle numerose teorie che circolano in queste ore, dietro la figura di Mojtaba, che lui ne sia consapevole oppure no, agirebbero figure di spicco dei Guardiani della Rivoluzione, e non solo. Le stesse che avrebbero imposto la nomina del figlio di Ali alla carica di Guida Suprema. Resta da capire quanto a lungo gli alti funzionari politici e militari del regime potranno continuare a mantenere il mistero sulle sorti dell’ayatollah e se ciò sia davvero rilevante. Le condizioni di Mojtaba, avverte infatti una fonte del governo israeliano al The Sun, “hanno poca importanza sull’andamento della guerra, poiché è un burattino messo al potere dai Guardiani della Rivoluzione”. A Teheran, insomma, il 28 febbraio una rivoluzione militare potrebbe avere preso il sopravvento su quella religiosa.