Il contesto geografico potrebbe essere uno degli strumenti di difesa più importanti a disposizione dell’Iran nella guerra in corso contro Stati Uniti e Israele. Teheran si trova infatti al centro dell’altopiano iranico, una vasta regione dominata da catene montuose e territori difficili da attraversare. Questa conformazione naturale ha storicamente funzionato come una barriera contro invasioni esterne, trasformando il territorio iraniano in una sorta di fortezza. Le due principali catene montuose - gli Zagros a ovest e gli Elburz a nord - creano inoltre una doppia ulteriore barriera che rende logisticamente complessa qualsiasi operazione militare terrestre. Bisogna poi considerare ampie zone desertiche, vallate isolate e vaste pianure che separano le regioni interne dai confini.
L’Iran punta sulla geografia
Perché la geografia è così importante nel conflitto in corso? Innanzitutto perché chiunque volesse invadere il Paese dovrebbe farlo affrontando prima un ambiente ostile e frammentato.
Questa realtà geografica ha contribuito a plasmare per decenni la dottrina strategica di Teheran, che, come ha scritto il portale Asia Times, considera il territorio nazionale un “moltiplicatore di forza”. Parliamo di un contesto particolare, entro cui disperdere infrastrutture sensibili e installazioni militari, riducendo la vulnerabilità a bombardamenti mirati.
La profondità strategica garantita dal territorio è dunque uno degli elementi chiave della strategia difensiva iraniana. Proprio la dispersione geografica avrebbe impedito che i programmi nucleari e missilistici del Paese venissero completamente distrutti durante gli attacchi statunitensi del giugno 2025. Installazioni costruite in aree montuose o sotterranee sono infatti difficili da individuare e ancora più difficili da neutralizzare esclusivamente con attacchi aerei.
Su questa base geografica si è sviluppata anche la dottrina militare dell’Anti-Access/Area-Denial (A2/AD), un modello difensivo che mira a rendere estremamente costoso e rischioso l’ingresso di forze nemiche in un determinato spazio. Le autorità militari hanno non a caso integrato questa strategia sfruttando sia la topografia sia il controllo delle aree marittime vicine.
Un’arma in più per Teheran
L’obiettivo dell’Iran è chiaro: non per forza vincere una guerra convenzionale, ma scoraggiare un’invasione diretta, costringendo gli avversari a confrontarsi con un territorio difficile e con una rete di sistemi difensivi distribuiti. Questa “mentalità da fortezza” consente inoltre al Paese di proiettare potere attraverso strumenti asimmetrici, come missili di precisione o gruppi alleati nella regione, riducendo il rischio di una risposta militare su larga scala sul proprio territorio.
Negli ultimi anni, tuttavia, i progressi tecnologici delle potenze occidentali e di Israele hanno iniziato a mettere in discussione questa tradizionale sicurezza geografica. Le operazioni militari lanciate nel 2026 da Washington e Tel Aviv hanno già dimostrato che alcune delle difese naturali dell’Iran possono essere aggirate grazie a tecnologie avanzate. Bombardieri stealth a lungo raggio e missili balistici lanciati da aerei sono stati utilizzati per colpire installazioni militari considerate in passato quasi invulnerabili perché nascoste in profondità nel territorio montuoso.
Eppure, la geografia continua a offrire a Teheran un vantaggio significativo. La dispersione degli obiettivi, la complessità del terreno e la possibilità di sfruttare punti strategici come lo Stretto di Hormuz rendono estremamente difficile per i suoi avversari ottenere una vittoria rapida e decisiva.

