Biennale di Venezia senza pace: dopo il blitz di ieri, le Pussy Riot sono tornate in azione tentando di raggiungere Piazza San Marco, ma sono state bloccate dalle forze dell’ordine. Le rappresenanti del collettivo femminista russo, supportato da quello ucraino Femen, si sono radunate nel piazzale della chiesa di San Moisè, e da qui si sono dirette verso la celebre piazza della Serenissima: la loro corsa è stata interrotta dopo circa una trentina di metri dall’intervento di un cordione di polizia che è riuscito a intercettarle nelle immediate vicinanze di Cà Giustinian, palazzo ubicato nel sestiere di San Marco e affacciato sul Canal Grande, dove ha sede la Fondazione della Biennale.
A questo punto la leader delle Pussy Riot Nadya Tolokonnikova è entrata all’interno dell’edificio, con l’obiettivo di essere ricevuta dal presidente Pietrangelo Buttafuoco. Dal momento che quest’ultimo era fuori sede per via di un impegno all’Arsenale, la donna è stata accolta da un funzionario della Fondazione, che le avrebbe consigliato di inviare un’e-mail contenente il suo numero di telefono per poter essere successivamente ricontattata dal presidente.
Consegnato un foglio in cui il collettivo illustrava le ragioni alla base delle rimostranze, le manifestanti di Pussy Riot e Femen, che indossavano dei passamontagna rosa, si sono trattenute per una decina di minuti all’esterno di Cà Giustinian: dopo aver acceso dei fumogeni di colore rosa, a rappresentare il gruppo femminista russo, e di colore giallo e blu per ricordare la bandiera dell’Ucraina, hanno intonato dei cori e degli slogan di protesta come “No Putin a Venezia” e “No al sangue russo a Venezia”.
Ovviamente la manifestazione ha avuto delle pesanti ripercussioni sulla circolazione nella città lagunare, costringendo i cittadini e i numerosi turisti a trovare delle strade alternative per raggiungere San Marco. Secondo quanto anticipato dalle partecipanti, un nuovo appuntamento sarebbe in programma nel pomeriggio di oggi in occasione dell’apertura del padiglione ucraino alla Biennale.
Alle rimostranze delle Pussy Riot, che come già detto già ieri erano entrate in azione, faranno seguito altre contestazioni. "No alla propaganda travestita da cultura del Padiglione Russia, megafono di un regime liberticida. Portiamo in laguna la vera arte libera, russa e dei popoli colonizzati e oppressi dall'imperialismo russo", hanno scritto in una nota Europa Radicale, Associazione radicale Certi Diritti, Radicali Venezia e Arts Against Aggression, pronte a protestare il prossimo sabato 9 maggio.

