Marco Poggi difende l'amico Sempio. Il legale: "L'audio non è una confessione"

Scritto il 07/05/2026
da Redazione web

Il fratello della ragazza uccisa ieri ha messo a verbale davanti agli inquirenti di non avere mai visto i video intimi di Chiara e Alberto insieme a Sempio. L'avvocato Francesco Compagna: "Il soliloquio è solo una suggestione"

"Non è certo con delle suggestioni mediatiche che si può modificare la realtà dei fatti. Adesso accade con delle registrazioni di un anno fa dei soliloqui dell'indagato mentre sentiva delle trasmissioni o dei podcast e sinceramente tutto mi pare fuorché un dato confessorio". Lo spiega l'avvocato Francesco Compagna, legale di Marco Poggi, in un video in cui ribadisce che sono chiari gli elementi a carico di Alberto Stasi nella sentenza definitiva e spiega che Andrea Sempio viene "braccato e intercettato", ma è "una persona che veramente sembra non aver alcuna attinenza con il delitto" di Chiara Poggi.

"Non è certo con delle suggestioni mediatiche che si può modificare la realtà dei fatti - chiarisce l'avvocato che, con il collega Gian Luigi Tizzoni, assiste la famiglia Poggi -. Era successo con il precedente interrogatorio di Sempio, con la diffusione di un'immagine che ritraeva un'impronta rossa e poi si è scoperto dopo pochi giorni che non era un'impronta insanguinata e che quell'impronta non era nemmeno attribuibile a Andrea Sempio". Adesso, prosegue, "accade con delle registrazioni di un anno fa dei soliloqui dell'indagato mentre sentiva delle trasmissioni o dei podcast e sinceramente tutto mi pare fuorché un dato confessorio. Parliamo di un ragazzo - afferma ancora il legale - che viene braccato e intercettato come Jim Carrey nel famoso The Truman Show e non è certo in questo modo che si può arrivare a dimostrare la colpevolezza di una persona che veramente sembra non aver alcuna attinenza con il delitto".

E ancora: "Sono troppi gli elementi che erano già stati raccolti e che hanno portato alla condanna di Alberto Stasi perché qualcuno possa immaginare di riscrivere la storia dal nulla. Parliamo del falso ritrovamento del corpo di Chiara sotto le scale, dell'occultamento della bici nera da donna che era stata vista da ben due testimoni quella mattina, dello spostamento dei pedali col Dna su un'altra bici, delle Frau 42, delle impronte sul dispenser del lavandino, insomma tutto ciò che si doveva accertare è già stato accertato". La Procura di Pavia, conclude Compagna, "può fare tutte le ipotesi che ritiene opportune, ma noi davvero riteniamo che non ci sia alcuno spazio. E se e quando i difensori di Stasi riterranno di proporre ancora una volta una istanza di revisione, sarà possibile confrontarsi su dati reali e non sulle mistificazioni e in sede giudiziaria verranno assunte le giuste determinazioni".