Stretto di Hormuz, colpite tre navi. La fatwa dell'Iran: barile a 200 dollari

Scritto il 12/03/2026
da Sofia Fraschini

L'Occidente sblocca le riserve di greggio. E anche Trump valuta di fare lo stesso

La minaccia islamica tenta ora di passare anche dal petrolio con l'Iran che, nel bel mezzo dell'offensiva con gli Stati Uniti, avverte l'Occidente che porterà il petrolio a 200 dollari. In una sorta di partita dove Theran è sola contro tutti, la minaccia appare in realtà un tentativo disperato di indebolire i nemici e ridimensionare il più grande rilascio di riserve strategiche da parte dei 32 paesi coordinati dall'Agenzia internazionale per l'Energia: 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve di emergenza. Lo stesso presidente Usa, Donald Trump, ha parlato della possibilità di liberare un po' di greggio dalle riserve.

Ebrahim Zolfaqari, portavoce del quartier generale del comando militare Khatam al-Anbiya ha detto che gli Stati Uniti non saranno più in grado di controllare i prezzi del greggio. "Non permetteremo che nemmeno un litro di petrolio raggiunga gli Stati Uniti, i sionisti (Israele) e i loro partner. Qualsiasi nave o petroliera diretta verso di loro sarà un bersaglio legittimo", ha detto Zolfaqari lanciando un monito: "Preparatevi un petrolio a 200 dollari al barile, perché il prezzo del greggio dipende dalla sicurezza regionale che voi avete destabilizzato".

Per il momento ieri, i prezzi sono risaliti del 5%, ma sono rimasti comunque ben sotto i 100 dollari: il Wti a 87 dollari e il Brent a 92 dollari. Gli effetti del rilascio delle scorte, in parte già scontati dai prezzi, potrebbero però arrivare nei prossimi giorni considerato che il rilascio non sarà immediato, ma in un arco di tempo compatibile con le circostanze nazionali di ciascun Paese membro.

Decisioni a parte, ieri è stata un'altra giornata difficile sul campo con le navi colpite nello stretto di Hormuz. Le notizie in merito non sono state del tutto lineari. E sia il presidente Usa Donald Trump che quello francese, Emmanuel Macron, hanno smentito la presenza di mine nello Stretto. "Le navi passino per Hormuz", ha detto Trump, "in una notte abbiamo distrutto quasi tutte le loro posamine". Sul fronte del gas, i futures su aprile del Ttf hanno scavallato i 50 euro/MWh e chiuso a +3,6%, a 49,1 euro/MWh.

Oltre a gas e petrolio, i tagli alla produzione stanno iniziando a ridurre l'offerta globale di distillati, con diesel e carburante per aerei (jet fuel). Secondo Gam, le economie che soffrono di più sono al momento sono Indonesia (ha 20/25 giorni prima di finire le scorte di petrolio), India, Filippine e Tailandia (50 giorni), Cina (80 giorni) e Corea del sud (ha 200 giorni, ma la sua produzione di chip dipende fortemente dall'energia).

Sul fronte dei prezzi in Italia, dopo i vari richiami del Governo Meloni e il monitoraggio a tappeto richiesto dal ministro Urso alle strutture del Mimit IP e Tamoil, in controtendenza rispetto a quanto accade nel resto d'Europa e del mondo, hanno annunciato tagli ai prezzi consigliati lungo le proprie reti, dimostrando di aver marciato sui prezzi. In merito alle speculazioni in corso, il vicepremier Matteo Salvini è determinato a convocare le compagnie oil per chiedere risposte chiare.

"Alzeremo le tasse alle aziende che speculano sulla crisi energetica provocata dalla guerra in Iran", è l'avvertimento che ha lanciato la premier Giorgia Meloni, aggiungendo che il governo valuta di abbassare le imposte sui carburanti, le accise. Il ministro della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, rassicura intanto che non ci sono rischi per gli approvvigionamenti di gas, e garantisce che il governo ha rafforzato tutti i servizi di vigilanza sui prezzi dell'energia, per impedire speculazioni. "Faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi - ha detto stamani Meloni durante le comunicazioni in Senato sulla crisi in Medio Oriente -, compreso se necessario recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili".