Gli estremisti islamici dietro la sinistra woke

Scritto il 12/03/2026
da Andrea Indini

È una polaroid perfetta, nitidissima. Un'istantanea di disarmante efficacia. Un "fermoimmagine", per la verità, che racconta, più di ogni manuale sociologico, sermone politico o invettiva, la portata comica della tragedia in cui è sprofondata la società occidentale. La raffigurazione plastica del progressismo contemporaneo sta tutta qui: un solone dell'accoglienza, che al megafono sta pontificando la magnificenza della società aperta contro i "suprematisti bianchi" che a loro volta stanno urlando contro la deriva islamista di New York, viene scavalcato da un estremista islamico che lancia un ordigno rudimentale contro i manifestanti di destra e che da lì a qualche ora si scoprirà essersi ispirato all'Isis. Il tutto a pochi passi dalla residenza di Zohran Mamdani, il primo sindaco musulmano della Grande Mela.

Questa polaroid sarebbe sufficiente a inquadrare una società, quella a stelle e strisce, profondamente logorata da anni di ideologia woke, un'ideologia che ha letteralmente stravolto il dna della sinistra liberal. In un commento apparso sul New York Post, Rich Lowry scrive infatti che, "se qualcuno avesse previsto che i fanatici islamici avrebbero esploso bombe nelle strade di New York gridando Allah Akbar' nel tentativo di compiere un massacro peggiore di quello della maratona di Boston del 2013, il sindaco e altri esponenti della sinistra l'avrebbero sicuramente considerata una malata fantasia di destra". E invece la realtà, oggi, è peggiore della più fervida immaginazione. E tutto quello che è seguito all'attacco di sabato scorso, che ha portato all'arresto di due islamisti, Emir Balat (18 anni) e Ibrahim Kayumi (19 anni), ne è la prova. In primo luogo, la politica. Con le polemiche legate alla conferenza stampa del sindaco che, pur difendendo "il diritto alla protesta pacifica", ha parlato di "vile protesta radicata nella supremazia bianca" e di "bigottismo anti-musulmano" lasciando che fosse il commissario di Polizia, Jessica S. Tisch, a dire che l'attacco "è oggetto di indagine come atto di terrorismo ispirato all'Isis". E in secondo luogo, i media che, come troppo spesso succede, minimizzano l'accaduto per non essere tacciati di razzismo. Questa volta è toccato alla Cnn che, in un post surreale pubblicato dopo l'attentato, ha dipinto i due estremisti come due teenager in gita. Questo il testo: "Due adolescenti della Pennsylvania sono arrivati a New York sabato mattina per quella che avrebbe potuto essere una normale giornata di divertimento in città con un clima insolitamente caldo". E poi ancora: "Ma in meno di un'ora, le loro vite sarebbero cambiate drasticamente quando i due sarebbero stati arrestati per aver lanciato bombe artigianali". Polemiche a non finire, post rimosso e scuse di rito. "Il post non rifletteva la gravità dell'incidente, violando così gli standard editoriali che richiediamo per tutti i nostri reportage", ha fatto sapere la Cnn in un comunicato diffuso subito dopo aver cancellato quanto scritto. Per carità, anche i migliori incappano in letture sbagliate. Tuttavia, questa drammatica storia, che fortunatamente non è finita con morti e feriti con un bollettino simile a quelli che si leggono in guerra, va ben oltre il semplice errore giornalistico. Ci dà piuttosto un affresco della New York di Mamdani, laboratorio woke contro l'altra America: quella di Donald Trump, quella dimenticata dalla sinistra, quella che deve abbassare sempre la testa per non offendere le minoranze.

La sinistra vorrebbe farci credere che oggi il pericolo sono solo i "suprematisti bianchi", tipo quelli che sabato scorso sono stati portati in piazza da Jake Lang. E in questa narrazione acritica finisce per non vedere i violenti figli di Allah che, da dietro le loro spalle, spuntano per affogare nel sangue la nostra libertà e le nostre vite.

Oggi New York diventa la fotografia del nostro Occidente. Oggi New York è così dannatamente vicina a Milano e a Roma, a Londra e a Parigi. Oggi New York rischia di non essere più la terra di libertà che nel secolo scorso ha accolto tanti italiani e tanti europei offrendo loro opportunità, sogni e ricchezza. Oggi New York rischia di essere una prigione di diritti, spesso egocentrici, senza doveri dove i sacerdoti del progressismo più ideologico, poco a poco, fanno a pezzi l'Occidente e la sua cultura millenaria. Finché non arriverà il giorno in cui ne resteranno soltanto macerie.